Coppia e figli

La sfida di coppia dei 30 giorni, per genitori senza tempo

Un piccolo gesto al giorno per un mese: un grazie preciso, una risata, un ricordo, un progetto. Mai più di dieci minuti, sempre fattibile con i bambini in casa. Spuntate giorno dopo giorno, recuperate quando volete: nessuno conta i punti.

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Il grazie preciso

Stasera ringraziate l’altro per un gesto preciso della giornata. «Grazie di aver fatto il bagnetto» tocca più di un grazie di passaggio.

Perché un piccolo gesto al giorno?

Perché è ciò che regge quando tutto trabocca. Le grandi serate sono rare con i bambini; i piccoli gesti, invece, si infilano ovunque, tra un biberon e l’altro o dopo la nanna.

Uno studio su 67 coppie l’ha osservato: nei giorni in cui si prova gratitudine verso l’altro, ci si sente più legati e più soddisfatti della coppia, e l’effetto si prolunga il giorno dopo (Algoe, Gable e Maisel, 2010).

Conta anche la novità. Alcuni ricercatori hanno mostrato che condividere un’attività nuova e un po’ emozionante, anche solo sette minuti in laboratorio, fa salire la qualità della relazione (Aron et al., 2000). Da qui sfide che cambiano ogni giorno.

Come affrontare la sfida

  1. Un gesto al giorno, dieci minuti al massimoLa sfida è fatta per le sere stanche. Se bisogna scegliere, fate la più breve.
  2. Saltare un giorno non è graveSi riprende il giorno dopo, o si fanno due sfide nel weekend. Nessuno conta.
  3. Un po’ per unoUn giorno uno lancia la sfida, il giorno dopo l’altro. Nessuno deve organizzare tutto.
  4. Niente tempo per un mese?La versione lampo tiene sette sfide, per una settimana più dolce.

E dopo la sfida?

Tenete i due o tre gesti che vi hanno fatto più bene, e trasformateli in rituali: il grazie della sera, l’abbraccio di venti secondi, il punto della domenica. Le sere in cui mancano le idee, «10 minuti in due» prende il testimone.

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Le vostre domande

Cos’è una sfida di coppia di 30 giorni?

Un piccolo gesto al giorno per un mese, per rimettere attenzione e complicità nella quotidianità. Qui ogni sfida sta in dieci minuti al massimo e si fa anche con i bambini in casa.

Cosa fare se si salta un giorno?

Niente di grave: riprendete il giorno dopo, o recuperate nel weekend. La sfida non è un esame, è un’abitudine da costruire.

Si può fare la sfida con un neonato?

Sì, è pensata per questo: nessuna uscita obbligatoria, nessuna babysitter, gesti che si infilano tra un biberon e l’altro. Le sere di grande stanchezza, scegliete la più semplice.

Bisogna farla in due?

È meglio, ma uno solo può dare il via: un grazie, un caffè portato, un complimento fanno spesso venire voglia all’altro di seguire.

Esiste una versione più corta?

Sì: la versione lampo di 7 giorni riprende sette sfide del mese, per una settimana.

Cosa fare dopo i trenta giorni?

Tenete i gesti che vi hanno fatto bene e trasformateli in rituali. Le idee di «10 minuti in due» prendono il testimone nelle sere in cui manca l’ispirazione.

Gli studi citati